Dieci piani di morbidezza rappresenta una delle vie più ambite del lecchese, sicuramente un icona dell'arrampicata per noi scalatori della domenica.

Da tempo cullavo il sogno di salire questa via, salirla nello stile più puro, che più amo. On-sight; a vista.
Non ti puoi permettere nessun compromesso, nessuna esitazione, nessun errore; hai una sola occasione altrimenti hai perso...

Anche Ale continuava a dirmi che le sarebbe piaciuto scalare al Sasso Cavallo... ma troppe volte ci siamo lasciati sopraffare dalla pigrizia... non ieri però! (25 aprile 2013)

Con un cielo azzurro, ma di quell'azzurro che ti entra dentro, quasi fastidioso dopo tanti giorni plumbei, ho raccolto il coraggio, perché ci vuole soprattutto quello per inseguire i sogni,  mi sono incamminato in compagnia della mia miglior compagna Alessandra, verso questo sogno di roccia perfetta.

L'avvicinamento su per il sentiero che da Rongio (una frazione di Mandello) porta alla base della parete scorre al ritmo serrato dei nostri cuori, che pompano sangue nei muscoli, ancora un po' imballati dalla sveglia matutina.


Camminare è un momento importante, tutto mio, la testa è libera da ogni pensiero da ogni preoccupazione; non penso ne alla via da fare ne a null'altro.
Godo, del silenzio affannoso del mio respiro, dei rumori del bosco, delle parole mute del circostante.Il tempo del cammino è il più prezioso della mia giornata.


Mi piace partire quando non è ancora giorno, perchè gli odori della natura sono più puri, più intensi; sarà l'umidità della notte che accentua le percezioni...sarà la penombra che rende l'atmosfera un po' surreale...e poi se parto presto non devo correre, cosi posso soffermarmi, a contemplare, soffermarmi sui particolari che altrimenti sfuggono...ma sono proprio quelli a dar colore alle mie giornate.

Arriviamo alla base del nostro sogno tutto sommato neanche troppo provati dalle due orette e mezza di avvicinamento; annidati nell' angusto spazio del bivacchetto sotto la parete aspettiamo l'arrivo del sole facendo una merendina a base di tisana calda cioccolato gianduja nocciolato di serie e gallette di riso!


La giornata è stupenda, in lontanaza il massiccio del Monte Rosa, in basso quasi mille metri più giù il lago, di fronte a noi il versante settentrionale della Grignetta austero e selvaggio; panorami di una bellezza unica.

Luoghi che mettono ordine e pace nell'anima.



Oggi siamo soli sulla parete, non che solitamente ci sia la coda anzi...
la via scorre sotto le dita in un susseguirsi di appigli dalle forme più varie, mai banale, mai scontata.




Il tiro chiave è una placca che con andamento sinistra/destra supera, nel punto dove muore, la fascia di tetti a circa metà parete; un tiro difficile da interpretare a vista, senza la minima traccia di magnesite, è fantastico come tutto diviene complesso.

Arrivo alla sezione chiave, intuisco i movimenti, capisco al volo la strategia di progressione, afferro un minuscolo appiglio di mano sinistra, cioè una goccia per la prima mezza falange dell' indice sinistro, rovescio la mano destra nel buchetto.
Sento i piedi che spingono, sento il mio corpo in armonia assoluta con l'elemento...sento il sole maldestramente caldo, e in un attimo andando al rovescio risolutore mi ritrovo a penzolare qualche metro più in basso, appeso alle corde.



Un attimo di esitazione, una mancanza temporanea di determinazione, forse un pensiero biricchino passato per la testa nel frangente sbagliato...e il sogno si è infranto.

Nemmeno un urlo di disappunto è riuscito a strapparmi questo volo, solo una grandissima delusione; mi tiro sulle corde fino a raggiungere il punto in cui son caduto, prendo magnesite, riparto e vado in sosta; era tutto giusto, i movimenti la sequenza di spostamenti di piede...tutto...


Solo ora mi accorgo di aver perduto un sogno e mi abbandono a attimi di lucida rabbia; recupero Alessandra, recupero la determinazione per proseguire, perché cadere ha fatto sanguinare via tutta la mia grinta.

Il tiro dopo è un altro bel test di intuito e dita, parto non troppo convinto, ma dopo due appigli capisco che se non voglio fare la fine del salame in cantina (appeso a stagionare) è meglio che sfoderi gli attributi e la grinta. Cosi, grazie a rinnovata rabbia tra le mani, volo in sosta quasi senza peso.

Dopo è un sussegguirsi di tiri su difficoltà moderate (sulla carta) ma con chiodatura parsimoniosa ed inteligente;  c'è il mitico tiro di 6c in traverso...un tiro da antologia.

Arriviamo in cima, dove finisce la via che il sole ha fatto il suo giro, tira un venticello fresco dalla Val Cassina, quel tanto che basta a farci andar veloci...



All'ultima sosta, un rumore di metallo sulla roccia, mi dice che qualcosa stà prendendo la via del vuoto...cosi quando Ale sbuca in cima, la prima cosa che mi dice è " ti devo confessare che mi è caduto il secchiello" hahahaha!!!


La storia si ripete; cosi come all'Eghen, giù per 350m di doppie con il mio splendido freno moschettone!Funzionale assolutamente!

La discesa ci riserverà inaspettati incontri, un nutrito branco di camosci e una piccola viperella attardatasi a rubare l'ultimo cado dal ciottolato.

Una giornata ricca di emozioni, una giornata preziosissima, in uno dei luoghi a me più cari, in compagnia di mia moglie, la donna che permette ai miei sogni di correre liberi.